La costruzione architettonica di un gioiello

Se vi siete mai chiesti come si realizzi un gioiello, la prima immagine a cui pensare è un ponte, una casa, una serra, di fatto si tratta di un procedimento molto simile alla costruzione di un edificio. Alla base vi è una comune idea di struttura che se  nell’oreficeria si presenta meno legata ai problemi dei pesi e della statica, pone comunque questioni e procedure simili a quelle della costruzione degli edifici. Le regole che ordinano i due settori sono così comuni, le sequenze così ugualmente progressive, la capacità richiesta nel prevedere un intoppo, un difetto così simile, da aver permesso in passato, a grandi nomi dell’architettura toscana d’epoca rinascimentale per esempio, di esercitarsi inizialmente nell’arte di costruire gioielli per passare solo in un secondo tempo alla professione di architetti costruttori. Dall’oreficeria e dalla scultura partì per esempio anche Filippo Brunelleschi prima di dedicarsi ampiamente all’architettura.

 

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Tre castoni e relativi granati avvicinati tra loro a simulare una sequenza della futura croce.

 

Non sono quindi così lontani i castoni che innalzano e trattengono le pietre sui vostri anelli, da strutture architettoniche, fatte di travi e incroci tra verticali ed orizzontali. Ciò che forse rende ancor più imparentate a mio avviso la disciplina architettonica e quella orafa è l’idea di costruzione modulare che sottende spesso entrambe. Osserviamo per esempio questa croce in oro giallo e granati sfaccettati realizzata nelle scorse settimane nel nostro laboratorio. Si potrà osservare come siamo partiti dalla realizzazione di un castone ovale, della tipologia che in gergo viene definita “a giorno” in quanto aperta come la struttura di una gabbia, che sappia accogliere nella parte sottostante la punta della pietra. Il castone campione è stato realizzato considerando le misure dei granati, corredato di sottili griffes che solo a lavoro ultimato l’incassatore piegherà sulla superficie delle pietre con cura e che una volta rifinite daranno al volto della nostra croce una parvenza leggera, evitando che le pietre vengano troppo affossate e creando tramite il susseguirsi dei loro profili un disegno preciso e regolare. Il modulo, il castone, verrà però precedentemente limato e rifinito per essere poi ripetuto nel numero e nella quantità richiesta dalle pietre. I castoni identici verranno saldati tra loro in piano, solo quello centrale differirà dagli altri in grandezza per sottolineare simbolicamente l’incrocio dei bracci della croce.

 

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La croce in fase di costruzione ottenuta dalla somma di castoni identici, ad eccezione del centrale volutamente più grande.

Sarà forse la suggestione medievale che ci ha offerto in questi giorni l’abbinamento tra i granati, nel loro vintagissimo color bordeaux scuro e il giallo profondo dell’oro, ad aver ispirato questo testo e le riflessioni fatte su uno dei più comuni metodi costruttivi esistente in oreficeria, ossia quello che potremmo definire “metodo addizionale”, dove è la somma di elementi identici a creare la forma finale.

 

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La croce ultimata e lucidata con i granati incassati.

Va detto che da diverso tempo castoni come questi vengono realizzati in serie, da fabbriche specializzate nella componentistica legata alla produzione orafa. Noi però siamo soliti realizzarli ancora a mano nei nostri lavori, per ottenere risultati più curati e perfettamente sagomati sulla dimensione e sulla forma delle pietre sempre diverse con le quali ci confrontiamo abitualmente. I nostri gioielli sono per questo e per molti altri aspetti il risultato di lunghe ore di lavoro, di concentrazione, di continue interferenze, al suono della radio sempre accesa in sottofondo a tenerci compagnia, mentre cerchiamo ostinatamente di costruire un oggetto che pur rispettando tutte le regole dell’oreficeria serbi in sè il carattere magniloquente ed equilibrato di una piccola opera architettonica.

 

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