Non è dato sapere se in un gioiello la spettacolarità dell’insieme sia data dal dominio della forma sullo splendore della pietra o al contrario sia il magnetismo di certi minerali a sottrarre lo sguardo al contorno.
Chi non possiede un vecchio gioiello, magari non esattamente “d’epoca”, ma solo di qualche decennio fa? Magari carico di quel gusto seriale e un pò pacchiano di molti gioielli anni ’80 e ’90? Che destino avete riservato a quel gioiello, seppur prezioso ma banale? Una gelida cassetta di sicurezza da aprire una volta l’anno? Il primo cassetto del comò in attesa di una mano svelta e “furtiva”? Peggio, il contenitore dello zucchero in cucina? In poche parole: l’oblìo. Naturalmente non è tempo di grandi investimenti o di frivolezze da vecchia europa, ma perchè non ripescare quell’oggetto dallo zucchero e osservarlo con un pò più di attenzione. Si può partire da alcune considerazioni semplici: il valore approssimativo e il valore affettivo, degni in egual misura di essere presi in considerazione, il materiale, intravedere un pregio oltre l’apparente difetto (il caro vecchio oro giallo non è sempre da considerarsi sinonimo di opulenza tangentopolitana), considerare le pietre presenti, non suscitano in voi qualcosa? Se non vi sembra degno anche solo di una buona rinfrescata lasciate perdere (anche se una buona lucidatura professionale riporta insospettatamente in vita quasi tutti i gioielli dimenticati o maltrattati), se però credete di intuire qualcosa di interessante oltre a ciò che appare, una visita per un consiglio in un buon laboratorio artigiano potrebbe sorprendervi.

Negli anni abbiamo avuto moltissime clienti giunte con la speranza di poter ottenere qualcosa di nuovo da un gioiello semplicemente passato. Con soddisfazione possiamo dire che in certi casi il risultato è stato soddisfacente ma in alcuni è stato addirittura eclatante: vecchie monete dall’aria austera tramutate in spilloni da cappotto, particolari di anelli di qualche anno fa sono passati a coronare la testa di anelli nuovi, morbidi ed essenziali, una perla barocca inserita in un giro di rubini a ricucire il vuoto di una vecchia montatura da medaglia, sia sottinteso che sono state tutte opere realizzate a mano, con pazienza e dedizione nel nostro laboratorio orafo. L’insospettabile valore della trasformazione.
Non mi dilungherò in una tediosa digressione sull’impossibilità mia, morale, di gettare al fuoco di un crogiolo il ricordo legato ad un oggetto prezioso, a cui per sua natura si riconosce un valore superiore, per convenzione ma anche per necessità di ancorarsi come in tempi lontani ai simboli e agli affetti, inevitabilmente e indissolubilmente racchiusi nei ricami di un anello, di una spilla. Nell’era del compra-getta-ricompra una simile riflessione apparirebbe nostalgica e lontana dal tempo, e chiaramente i più malevoli mi potrebbero accusare di malcelare un interesse personale, ma i gioielli importanti per valore o per affetto vanno salvati dalle furie aride del consumismo, vanno difesi, i gioielli come gli abiti, gli abiti come gli argenti, gli argenti come i mobili, e la lista potrebbe essere infinita, ma qui mi fermo. Pensiamoci.





Devi effettuare l'accesso per postare un commento.