Storia di un piccolo negozio e di un laboratorio in cerca di una casa

Dopo 27 anni è difficile prendere decisioni radicali, 27 anni sono gli anni di una persona adulta, gli anni di un lungo matrimonio, gli anni in cui si ha abitato una casa.. il nostro spazio in viale Dante 127/d è sempre stato per l’appunto più una casa che un semplice luogo di lavoro. Chi fa il nostro mestiere sa che non ci sono orari e che spesso il tempo passato in laboratorio si confonde con il tempo della vita, aperti sei giorni su sette, al banco molte ore al giorno, non per avidità ma per passione. Non siamo mai stati commercianti che sfogliano il giornale in attesa del prossimo cliente, siamo artigiani, seduti sotto la lampada che illumina il tassetto, sempre con un lavoro in mano, un problema da risolvere, un nuovo oggetto da finire, da lucidare, da giudicare.

Mio padre si era trasferito in viale Dante nel 1993, dopo tanti anni trascorsi nella centralissima strada della Prevostura, alle spalle del Duomo, dove però il laboratorio si trovava in un interno. Non era stata una scelta facile neanche allora, nonostante fossero anni economicamente molto più frizzanti di questi. Al tempo questa prima periferia gli aveva restituito inaspettatamente grandi soddisfazioni, ma è ormai noto che la viale Dante dei primi anni Novanta fosse un panorama molto diverso da quello visibile oggi. Chi abita ancora qui da allora ricorda quella sfilza di piccole ed entusiaste attività commerciali che scivolavano nei finestrini di chi passava in auto, allora come oggi, o in bici, o anche a piedi. Sì perchè viale Dante è un grande viale ad alto scorrimento, una tangente dritta e ordinata nella mappa di Piacenza, traffico intenso che si spegne solo all’ora di cena, una doppia pista ciclabile (che in verità poteva essere studiata meglio) ma che consente comunque di costeggiare il centro, intravedendo nelle trasverse verso via IV Novembre le mura. Era allora una vivace primissima periferia, architettonicamente segnata dalla frenesia edilizia degli anni Sessanta e Settanta, ma piena di servizi e di risorse, scuole, uffici, diverse banche, e poi macellerie, pescherie, calzolai, farmacie, pasticcerie.

Oggi viale Dante, soprattutto la viale Dante che va da via Nasolini fino a via Conciliazione ha perso entusiasmo, molti negozi chiudono, le attività storiche si spengono e chi passava in zona si avventura sempre meno volentieri in quella parte di città che ha cambiato più velocemente di altre e più radicalmente di altre aspetto. Per me resta comunque un luogo familiare, anche se riconosco che il cambiamento è in atto, ed è visibile a tutti e non è facile per nessuno.

Questa decisione io e mio padre l’abbiamo presa quasi come se si trattasse di un processo naturale, dovevamo trovare una cornice in cui ci sentissimo nuovamente compresi, uno spazio che ci riportasse alle origini, un luogo in cui i nostri clienti, gli amici, gli amici che sono anche clienti si trovassero a passare non esclusivamente per venirci a trovare ma con il piacere di venire nella zona in cui avremmo trasferito l’attività. Ecco che quasi casualmente ci siamo imbattuti in questo piccolo edificio “ligure”: un negozio in un bell’angolino del centro storico, in una fetta di casa colorata con le persiane in legno grigio azzurro, la cornice giusta per le nostre macchine, i nostri vecchi banchi, e così ogni cosa ha trovato posto come se dovessimo trasferirci lì da sempre. Via San Donnino 26, ci è sembrata da subito la nostra nuova casa.

Il trasloco di un laboratorio orafo non è un’impresa semplice e indolore ma abbiamo portato con noi oltre ai nostri vecchi attrezzi la nostra abitudine a non rassegnarci mai, al continuare decisi a proporre alla città la nostra idea di gioiello, di estetica tutta personale. Ci riconoscerete dalla vetrina rosso lacca, dai gioielli diversi da tutti gli altri, e se non doveste conoscerci ancora saremo lieti di accogliervi lì con lo stesso entusiasmo che ci ha guidato in passato. Che il gioco abbia inizio, noi siamo pronti.