Tokyo town

Chi ha detto che per viaggiare serve spostarsi? E se bastasse un ricordo che non esiste, un luogo visto solo nella mente, e se questo fosse poi ancora meglio di come sia nella realtà perchè filmato dalle caleidoscopiche lenti pure dell’immaginazione?

Per la serie di orecchini che abbiamo poi dedicato ognuno ad un quartiere di Tokyo non ci siamo mai mossi dai nostri banchi di lavoro, eppure attraverso forme e materiali che vengono da lontano siamo riusciti a volare attraverso le luci e i grattacieli di una delle più grandi metropoli del pianeta.

La partenza è stata una coppia di seducenti dischi di giada naturale a cui abbiamo dedicato grande attenzione pensando di farne una coppia di orecchini, dal primo paio ne è nata una sequenza vera e propria tutta ispirata all’estetica del lontanissimo Giappone, e proprio su questa nota che ci è suonata inaspettatamente orientale abbiamo condotto un viaggio tutto mentale attraverso i quartieri della grande città tecnonipponica.

Il corallo, la giada, il diaspro, l’ametista, la madreperla incrociati tra loro in accostamenti sorprendenti per permettere a chiunque di indossare la bellezza rara di forme semplici e materiali antichissimi, danzando quasi immobili nella cornice di un teatro kabuki in cui dondolano leggeri i cartigli in argento appesi a mo’ di simbolo-decoro.

Shibuya, il primo quartiere affrontato, la giada e il corallo, a riportarci idealmente tra luminosi maxi schermi e grandi vetrine e inatteso come un punto rosso nel fondo gelatinoso del verde pallido, allo stesso modo sul famosissimo incrocio stradale tra la folla informe ecco un lottatore di sumo.

Ginza, quartiere più legato alla tradizione storica della città, lo vediamo attraverso i riflessi multiformi della madreperla grigia, più sobria nel contrasto con il rosso del corallo e l’argento lasciato naturale a ricordare che proprio qui aveva sede la zecca di monete in argento da cui deriva letteralmente il nome del quartiere.

Nakano, quartiere di Anime e cultura Otaku. Il diaspro bianco e nero che ci suggerisce certe visioni malinconiche di Tsuge, in contrasto con due piccole ametiste viola, un viaggio che non termina qui ma che continua alla scoperta salgariana di altri angoli di Tokyo. Quelli bravi direbbero “stay tuned”, noi che vivremmo volentieri nel passato salutiamo l’auditorio con un reverenziale ojigi.

Shibuya – orecchini
Ginza – orecchini
Nakano – orecchini